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Breve Storia


Relazione del Dott. Enrico Blanco

ACI CASTELLO

Acicastello
"Vetusta", "antichissima" … già nel lontano passato tutti i documenti hanno qualificato con tali aggettivi la cittadina di lunga storia ai piedi della rocca che si protende sul mare: era, all'inizio del millennio appena trascorso, un Castello (un borgo fortificato), anzi il Castello della vasta Città di Aci che si estendeva per largo tratto della costa etnea lungo le pendici dell'Etna e che nel 1092, quando Ruggero il normanno dopo l'intermezzo arabo ricostituì la diocesi di Catania, fu affidata alla guida del vescovo bretone Ansgerio.
Proprio i Normanni  avrebbero legato il loro nome nella tradizione al Castello, del resto le loro caratteristiche di popolo guerriero meglio si attagliano a battezzare questa rupe inespugnabile (almeno finché si combatté senza usare le armi da fuoco) perché protetta dal mare quasi da ogni vento ed unita da ponente alla terraferma con lave difficilmente praticabili.
Alla base della rupe un posto di guardia selezionava i visitatori che, dopo la rituale rampa di scale, dovevano passare il ponte levatoio prima di salire nel vero e proprio maniero. Più giù il mare, nel lato nord, presentava un comodo, relativamente sicuro ed esclusivo attracco per le barche che lo rifornivano o erano impegnate a portare carichi preziosi in cima.
 Le altre caratteristiche di Castello medioevale derivavano a questa Terra dalla cinta muraria che s'apriva a semicerchio con un raggio di circa 400 metri dalla rupe. I pochi merli ancor oggi rimasti testimoniano la forza della struttura che offriva due porte d'ingresso: porta Catania a sud e porta Messina a nord.
Il Castello nel tempo accolse alcuni fra i Re che governarono la nostra Sicilia e fu a lungo concesso in feudo nonostante i catanesi, gelosi di quel tempio che aveva nel 1126 accolto le reliquie della loro Santa, chiedessero al Re Alfonso nel 1433 di non cedere più  la bellizza di tali juyellu quali esti lu castellu et locu di jachi a questo o quel barone.
Il 3 agosto del 1531 proprio nel Castello e nella sua cappella,  fu celebrato l'ultimo passaggio di potere dal barone al demanio reale.
 I rappresentanti delle contrade acesi avevano convinto (naturalmente con grosse somme di denaro) il Re a dare loro autonomia gestionale ed il fulcro di questa vita nuova della città fu Aquilia, l'odierna Acireale.
Lì furono trasferite tutte le attività della Corte cittadina, mentre il Castello rimase solo una contrada di periferia, perdendo poco a poco il fulgore passato e conservandolo solamente nello stemma della città che, fino ad oggi, molte Aci mantengono con orgoglio.
Sul maniero rimase il Castellano, un funzionario spagnolo direttamente dipendente dal Re (e naturalmente ossequiato da tutta la Città), con una piccola guarnigione che, più che altro, vigilava sui carcerati più pericolosi della zona.
All'interno delle mura, ormai in caduta libera, le poche case offrivano riparo ad un centinaio di persone che si stringevano attorno alla chiesetta di S. Mauro il cui culto diveniva la base per la crescita della nuova comunità.
Nel 1647 la terra del Castello si staccò di fatto dalla vecchia Aci grazie a Giovanni Andrea Massa, nobile genovese che si era impadronito di molti feudi della zona sud dell'Etna a ridosso di Catania (S. Gregorio, S. Giovanni La Punta, S. Pietro, Mascalucia etc.) ed aveva pensato di completare il suo Stato con l'acquisizione della marina castellese che gli apriva la possibilità di un commercio via mare tutto suo.
Il duca Massa entrato in possesso del feudo cercò di renderlo funzionale ai propri interessi: tirò su un bel palazzo (dove non andò mai ad abitare) ma soprattutto costruì magazzini, cantina e fondaco per sviluppare le sue attività commerciali.
Il resto (scaro, popolazione e strutture) già da secoli erano in attività: bisognava rendere autonoma amministrativamente quella gente che già da tempo, staccata dal resto della città di Aci formava una contrada popolata e con proprie tradizioni.
Nacque così l'Università del Castello di Aci e furono reperiti in loco gli uomini (giurati, giudice, capitano di giustizia) che governarono la nuova cittadina.
Intorno al 1748 fu creata in zona allora periferica la Chiesa di S. Giuseppe che nel tempo si è arricchita di dipinti che fanno bella mostra di sé all'interno di una struttura semplice ma ammiratissima nello splendido contesto della Piazza del Castello in cui è stata tirata su.
Immediatamente dopo l'Unità d'Italia la cittadina cominciò ad allargare i propri insediamenti abitativi fuori dall'antica cinta muraria; nel 1887 quasi ai confini con il territorio di Trezza nacque il cimitero fra le proteste dei proprietari del terreno che, pur prefigurando nelle loro menti il suo futuro valore, non pensavano minimamente al crollo agricolo della zona ed alla trasformazione della società che proprio in quegli anni Verga rappresentava nei Malavoglia.
E' oggi Aci Castello al centro di un territorio costiero che attira gente o per il turismo di vario tipo che gravita sui tanti alberghi della zona o per lo svago giornaliero offerto dal mare (ormai impera la moda dei bagni in ogni mese dell'anno) e dai tanti locali con programmi variegati che si offrono alla gente dell'hinterland etneo in ogni giorno della settimana.
Il Castello e la Piazza ai suoi piedi (con il vicino municipio) continuano ad essere le mete principali di coloro che non rinunciano alla passeggiata fra mare, sole e panorami incantevoli ma anche gli itinerari delle stradine interne offrono squarci ammirevoli di lavori settecenteschi in pietra lavica o di alberi secolari o di "altarini" fra i ciotoli e le basole di Via Savoia o lungo quartieri e vie che naturalmente sboccano a mare.
Sul Castello, storia e panorama a parte, ci sono da ammirare un piccolo museo civico e le splendide piante grasse dell'orto botanico che fa bella mostra di sé nel giardino pensile.
La parrocchia è intitolata a S. Mauro la cui chiesa, antichissima, è stata ricostruita nel 1961 dopo che un bombardamento l'aveva distrutta (ad eccezione del campanile, eretto nel 1767) il 21 luglio 1943.


TRIZZA

Acitrezza
Nacque Acitrezza come sbocco a mare della città di Aci SS Antonio e Filippo negli ultimi anni del 1600: era allora quel territorio una contrada inabitata e selvaggia dove un'isoletta ed un arcipelago di scogli, sormontato da tre faraglioni, riuscivano a dare qualche riparo alle barche.
I principi Riggio capirono che bisognava popolare quella zona e costruirono le prime case che furono affittate a marinai di zone vicine (e non) incentivati e pronti ad un'avventura dai contorni non certi.
Furono allestiti il molo, la Chiesa, le due torri per la difesa, i magazzini, il fondaco, la "potega" e nacque anche un'amministrazione locale, oltre naturalmente al parroco (anzi all'arcipresbitero) che era la vera guida del paese: ciò fu ufficializzato nel 1691.
I primi decenni di vita non furono facili ma l'avvedutezza dei Riggio, unita all'intraprendenza commerciale dei più facoltosi catenoti e dei vicini castellesi, fecero di Trezza uno degli scari più importanti della Sicilia a metà del ‘700.
Luigi Riggio aveva fatto edificare dopo il 1730 altre case ed altri magazzini, rendendo inoltre splendido il suo palazzo vicino al mare, oggi praticamente scomparso così come la più grande delle torri di difesa. Aveva poi creato una strada carrozzabile che da Trezza giungeva a S. Maria della Catena e, grazie al suo ruolo di Grande di Spagna ed ai contatti che aveva un po' dappertutto, faceva affluire nello scaro barche di ogni tipo.
Fu anche  ambasciatore in Francia, e da Trezza, in particolare, partivano persino formaggi etnei per quella illustre sovrana.
 Con quella Nazione in ogni caso i contatti furono frequentissimi.
Le navi francesi (così come di altre nazioni) giungevano talora direttamente nel porticciolo di Trezza ma più spesso tali contatti avvenivano a Messina.
Le merci erano portate lì via mare ed imbarcate su bastimenti più capienti.
Tuttavia non si pensi che le barche che partivano da Trezza fossero di poco conto: i loro occupanti generalmente erano più di una dozzina ed esse erano munite anche di cannoni per difendersi qualora fossero state attaccate dai soliti malintenzionati.
Riggio tentò anche di rendere il porto più sicuro bombardando il lato sud dell'isola e cercando di unirla ai Faraglioni; tutto fu però inutile perché la forza del mare abortì presto i tentativi che occuparono tutto il mese di agosto dell'anno 1748.
Con il 1800 il commercio cominciò a languire nel porto davanti ai Faraglioni; il mare restava la ragione di vita ma la pesca rendeva davvero poco e le condizioni di vita divennero sempre più precarie nel villaggio che intanto nel 1828 era entrato a far parte del Comune di Aci Castello.
Il 1900 portò, di decennio in decennio, una nuova forza trainante: il turismo. Trezza è così divenuta ricca di alberghi e di locali di intrattenimento e di ristorazione per una folla sempre più varia che affolla ora, soprattutto le notti estive, il Lungomare dei Ciclopi e le sue strade.
La pesca nel dopoguerra è divenuta una forza trainante, anche se deve dividere il mare (e il porto) con la nautica da diporto, e i grossi pescherecci uscendo al largo navigano tranquillamente per l'intero mediterraneo.
Il mercato del pesce è uno dei più importanti della Sicilia.
Le parrocchie sono due: S. Giovanni Battista, titolare dell'antica (e preziosa) chiesa che guarda il mare davanti al vecchio porto, e la Madonna della Buona Nuova, per il cui culto è stata creata la parrocchia sulla collina di Vampolieri.
E' attesissima ogni anno la festa del Battista con manifestazioni folkloristiche (U pisci a mmari, in particolare) da non perdere.
La passeggiata in barca tra i Faraglioni e l'Isola Lachea nell'Area Marina Protetta è obbligatoria, ma è piacevolissima anche quella tra le viuzze alle spalle ed ai lati della Chiesa del Battista dove, nascosto tra le case, si può ammirare il Bastoncello, una delle due antiche torri di Trezza.


CANNIZZARO

Cannizzaro
La cittadina prende il nome dalla facoltosa famiglia castellese Cannizzaro che acquistò in feudo nella prima metà del ‘700 gran parte dell'attuale territorio, allora denominato "Spolignetto", che grosso modo si estendeva dall'attuale Statale e dalla via principale fino al mare, limitando dal lato di Aci Castello con  le terre dei discendenti del Duca Massa e dalla parte opposta con Catania.
La zona a nord dell'attuale territorio faceva parte del feudo Gallinaro che contese il nome al nascente aggregato di case alla fine dell'Ottocento.
Le sbarre dei due passaggi a livello del vecchio tracciato ferroviario ne condizionarono e uniformarono la vita per un secolo al punto che l'estrema parte a sud ovest (dove sorge l'omonimo ospedale) è chiamata col nome Cannizzaro pur facendo parte del Comune di Catania.
Fu sede della prima stazione ferroviaria comunale ed oggi, modificato il percorso (che da Catania ad Acireale è quasi interamente in galleria nel passaggio del territorio castellese), è rimasta l'unica ed offre servizio a passeggeri e merci.
La parrocchia è intitolata all'Immacolata Concezione e la Chiesa sorge al centro della Via Firenze che attraversa il vecchio centro storico da nord a sud.
A valle della Statale 114 è sorta nel dopoguerra la nuova Cannizzaro, alla quale molti danno il nome di "La Scogliera": ricca di Lidi e con lussuosi e comodi alberghi, è sede della parrocchia S. Maria Stella maris.
A Cannizzaro sorge un funzionale e capiente Palasport, di proprietà della Provincia regionale di Catania.


FICARAZZI

Ficarazzi
Finestra sullo Jonio  è da molti denominata la cittadina di Ficarazzi che, incastonata nel verde delle colline, ha conosciuto negli ultimi decenni  uno sviluppo edilizio e demografico che le ha fatto perdere quel volto di borgo rurale che le era caratteristico.
Oggi i suoi abitanti, pur non rinnegando il passato agricolo, cercano di creare strutture diverse in funzione magari di un rilancio turistico in senso naturalistico, considerati i siti di enorme interesse in questo senso presenti.
Il territorio è nato dall'unione degli antichi feudi di Gallinaro e di Ficarazzi, al cui signore (il duca Furnari) è stata intitolata la graziosissima scalinata che contraddistingue il cuore del vecchio centro storico e che nelle principali ricorrenze dell'anno viene arricchita con una suggestiva luminaria a temi generalmente religiosi.
L'antichissimo culto per la Madonna del Soccorso ha dato il posto, dal ‘700, a quello per la Madonna della Provvidenza la cui chiesa sorge al culmine della scalinata Furnari; è di recente costruzione ed è stata edificata al posto della piccola e vecchia struttura ormai insufficiente per i bisogni della popolazione. La parrocchia è intitolata all'Immacolata.
Il territorio ospita il campo comunale di calcio e atletica e nella palestra della Scuola Roberto Rimini offre ospitalità a campionati di serie nazionale di pallavolo.